Quando gli industriali sono più avanti dei politici
Nel clima post-voto si parla dell'esito delle elezioni come di un cambiamento. Qualcuno aggiunge anche l'aggettivo "storico". Cambiamento storico. Forse dal punto di vista degli equilibri politici ciò è vero: il 14 e 15 aprile l'Italia dovrebbe essersi lasciata alle spalle il rigurgito di Prima Repubblica che ancora ha tenuto banco durante gli ultimi tre lustri.
Nel mondo industriale le cose vanno avanti diversamente: infatti la Confindustria ha eletto Presidente (sebbene non ancora insediata ufficialmente) una donna. Emma Marcegaglia ha ricevuto il testimone da Luca Cordero di Montezemolo, con un risultato di assemblea di 103 voti su 105 disponibili. Nelle prime dichiarazioni ha toccato per punti il proprio programma di Presidente e ha dimostrato non solo competenze, ma anche prontezza ed efficacia nelle risposte date ai giornalisti. La sua formula potrebbe essere così sintetizzata: idee chiare, niente politichese, tanto lavoro da fare. Ed è così che si appresta a cominciare il proprio mandato di Presidente degli industriali, ricevendo elogi bipartisan dalla politica.
Viceversa l'Italia politica, quella delle poltrone in parlamento e dei sessanta fra ministri, viceministri, sottosegretari e portaborse, non è riusciuta a proporre agli elettori una donna che li rappresentasse, eccezion fatta per la signora Santanché che per ragioni di distinguo politici non è stata supportata dai partiti che contano ed è stata resa innocua dalla forza schiacciante del cosiddetto "voto utile". Mentre Berlusconi annuncia che ci saranno almeno quattro volti rosa nel suo governo, gli industriali hanno eletto con un risultato a dir poco plebiscitario una donna alla propria guida. Touché.